Verso il nuovo anno: la top10 dei libri irrinunciabili

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Sommario

Eccoci qua! L’anno volge al termine, dunque è giunto il momento di tirare le somme. A partire dalle uscite editoriali provenienti dall’America Latina, in questo 2022 particolarmente ricco, variegato e in cui sono stati proposti titoli interessantissimi, abbiamo stilato la nostra top10 che personalmente invito a leggere, più che come una classifica, come una lista estremamente eterogenea al cui interno vi sono dei libri alla cui lettura non dovreste assolutamente rinunciare.

1) Chapeo, Johan Mijail: tradotto magistralmente dall’antropologo italiano Raúl Zecca Castel e edito dalla casa editrice Edizioni Arcoiris, è un libro potente e visionario, con il quale Mijail ci conduce tra le strade di una città in fiamme, Santo Domingo, tra gli eterni discriminati e faccia a faccia con una realtà frammentata, figlia di una storia di dolore che si racconta tra i luoghi custodi di un passato coloniale fatto di cieco interventismo e prosegue in un presente intriso di logiche etero-normative. In un viaggio tra le crepe del “Paradiso tropicale”, lə lettorə assisterà a un grido di riaffermazione e profonda rivendicazione, quello di un mondo plurale latino-afro-queer, motore di un movimento partito dal basso che non si fermerà, inafferrabile come le parole contenute all’interno di Chapeo, legittimamente proprie di chi le vive sul proprio corpo, ma in grado di essere plurali nell’effetto e capaci di innescare un dispositivo rizomatico inarrestabile e travolgente. Da leggere.

2) Flora e Fauna, Gilda Manso: nella splendida traduzione di Antonella Di Nobile ed edito da Wojtek Edizioni è un vero e proprio gioiello. Si parla di una raccolta di microfinzioni sospesa tra presente e passato, che si muove sulle orme dei grandi della letteratura ispano-americana di ieri, ma in linea con le tendenze che si stanno facendo spazio nel panorama letterario contemporaneo, mentre propone una riscrittura di racconti per l’infanzia e dona un nuovo spazio a personaggi celebri della letteratura mondiale, offrendo a chi legge la possibilità di osservarli da prospettive inedite, rendendo la lettura un piacevole viaggio di (ri)scoperta. Ma questa è solo la superficie di un’opera estremamente stratificata e commovente, appassionante, guidata dallo sguardo acuto di un’autrice che nasconde tra le pagine un messaggio davvero prezioso: leggere per credere, per scoprire e riscoprirsi.

3) Mezzo secolo con Borges, Mario Vargas Llosa, pubblicato dalla casa editrice Le Lettere e a cura di Martha Canfield.

Leggere Borges e leggere di Borges dona una sensazione difficile da spiegare. La cosa più bella? Vederlo raccontato da un altro gigante della letteratura, Mario Vargas Llosa, che tra queste pagine si esprime come lettore e ammiratore di un maestro “respinto”, mentre regala la possibilità di scoprire l’uomo celato dietro il mito letterario, il suo amore per i libri, la sua austerità, la sua solitudine, quella vita in una stanza stretta simile a quella di un monaco di clausura, ma che ha creato un’opera che limiti non ha, anzi è un enigma, un rebus: Mario Vargas Llosa, con questo libro, riesce a risolverlo, quantomeno a offrire una chiave di lettura? Secondo me, sì e si nasconde tra tutte le interviste e i preziosi aneddoti raccolti in questo volume. Non perdetevelo!

4) Celestino prima dell’alba, Reinaldo Arenas (Mar dei Sargassi Edizioni). Pubblicato per la prima volta negli anni ‘Sessanta a Cuba, a cavallo tra l’insediarsi del governo post-rivoluzionario e la fine di ogni utopia possibile, è il primo romanzo del ciclo della Pentagonía, che ci conduce in una campagna primitiva e antistorica dove un nonno dispotico sottomette una famiglia intera al suo controllo. In questo clima di oppressione, però vi è un atto di resistenza, quello di Celestino, un bambino oggetto delle malelingue del paese e minacciato dalle asce e dalla repressione della sua famiglia, che scrive poesie sulle foglie, sulle cortecce degli alberi. Eterno, per quanto c’è voluto un po’, affinché fosse riproposto e proposto per la prima volta al pubblico italiano, il romanzo profondo e struggente di Arenas riesce ancora ad essere attuale, quasi un verso di una poesia infinita, di resistenza, consapevole e rivoluzionaria portata avanti da un popolo che nonostante tutto ancora resiste.

5) Débora, Pablo Palacio (trad. Alice Piccone, Edizioni Arcoiris): c’è una sottile differenza tra ciò che è reale e ciò che è vero. Sottile, ma sostanziale. E la verità è alla base della ricerca di questo libro, popolato da personaggi che si muovono per inerzia tra le strade e le cui maschere hanno aderito perfettamente al proprio viso, mentre l’accidia gli impedisce di portare avanti e/o concludere qualunque cosa. È il caso del Tenente, personaggio creato dal vero protagonista di questa storia, un autore che gioca sapientemente con le strutture del romanzo e costruisce una narrazione il cui perno è la sua stessa decostruzione, accompagnata dalla sottile ironia di Pablo Palacio, che al tempo della stesura, era solo un giovane ragazzo la cui scrittura sovversiva avrebbe rivelato, insinuandosi tra le sue crepe, l’inganno della deriva realista alla quale la letteratura del tempo si stava dirigendo.

6) Lo Amador, Roberto Burgos Cantor: è un cinema, il Laurina, ad accendere i riflettori sul quartiere argentato raccontato dalla penna dell’autore colombiano Roberto Burgos Cantor, fino a quest’anno scandalosamente ignorato in Italia e pubblicato da Le Commari Edizioni. Travolgente e appassionante, la narrazione assume i colori della lingua dei personaggi, ma assorbe le loro utopie, fragilità e sogni, proteggendoli, anche solo per un po’ da una sorte avversa pronta a risucchiarli, intrappolandoli in quell’angolo stretto di questa terra di merda.

Nonostante la latente malinconia, tiepida e dolce, accompagni sempre il lettore, inevitabilmente esso verrà accolto da un cadenzato coro popolare, per godere della bellezza di quella letteratura che si scrive tra la gente.

 

7) Souza, Nina Avellaneda (trad. Marta Rota Nuñez, Edicola Edizioni): tra le impalcature installate dalle ditte edili e palazzi dall’intonaco ingiallito lavora Souza, un operaio dal cuore semplice, dove c’è posto per una sola persona, Luisa, la sua migliore amica. Un’attrice senza personaggio, la sua vita sta progressivamente crollando e il sipario già era calato su ogni sua speranza, di serenità, di carriera. È la struggente narrazione di un amore che sente di non trovare posto tra le loro vite, della rassegnazione a un inevitabile addio, mentre le strade buie di Santiago del Cile si ramificano e biforcano, come i sentieri raccontati da Borges, che a queste due persone avrebbe dedicato quella che è la sua poesia più bella, di cui se ne menzioneranno solo alcuni versi:

Non resteranno che ricordi.

O sere che il dolore ha meritato,

notti nella speranza di guardarti,

campi del mio vagare, firmamento

che mentre ammiro perdo…

È la giusta compagna, durante quelle giornate troppo lunghe, per chi non parla con nessuno.

 

8) L’ora senz’ombra, Osvaldo Soriano, Edizioni Sur. Tra i più grandi autori argentini, con L’ora senz’ombra, Soriano riesce a costruire con grande semplicità uno scenario meravigliosamente avvolgente che si muove dalle strade delle città, tra stelle del cinema e passioni travolgenti, alle strade di campagna che diventano percorsi di un viaggio a ritroso, verso una vita che è già stata, fatta di errori e assenze, fragilità e silenzi, che forse si possono colmare con una macchina da scrivere e una Ford Torino, che diventa mezzo di un viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca di risposte di cui forse non si ha veramente bisogno, ma che a cui, in un momento  della propria vita, non si può più rinunciare.

 

 

9) Grazie Chanchúbelo, Alberto Laiseca, tradotto da Loris Tassi. Ha bisogno di presentazioni il grande autore argentino? Credo proprio di no, e in questa raccolta di racconti, pubblicata da Wojtek Edizioni, con un lessico militare si appresta a compiere e dona la possibilità a chi legge di ammirare, passaggio dopo passaggio, la sua rivoluzione armata contro la letteratura. Pensando alla lezione di Reyes, questa scrittura che sfugge da ogni canone e ideale letterario irraggiungibile, attraverso un linguaggio che è il primo strumento di sovversione, per rompere la cornice, è riuscito a rubare al tempo un pizzico di eternità. Allo stesso tempo, la raccolta in questione è il trionfo della dissacrante ironia di Laiseca, che riesce a dipingere in maniera sommessa, quanto chiara e leggibile, un quadro onesto e puntuale della società a lui contemporanea, tuttavia ancora attuale.

10) Sanguemisto, Gabriela Wiener, tradotto da Elisa Tramontin.

Una grande sorpresa il romanzo dell’autrice peruviana, edito La Nuova Frontiera, che in primo luogo ricostruisce la figura di – per usare le parole di Nadeesha Uyangoda, le più pertinenti – “un antenato sbagliato”, Charles Wiener, al quale si attribuisce la quasi scoperta del sito archeologico di Machu Picchu e insignito della massima onorificenza per il suo operato da archeologo, durante l’Esposizione Universale. Porta il suo nome la sala di un museo in cui sono esposti corpi, tombe e sculture appartenenti alle culture preispaniche che però hanno pagato a caro prezzo per quelle esplorazioni e avventure coloniali che sono state in grado di spogliarli di tutto, che hanno pagato per un progresso alla cui base vi erano bambini portati via dalle famiglie per essere “civilizzati”, la violenza e la schiavitù. Queste riflessioni si intrecciano con una vita vissuta lontano dalla propria famiglia, con l’esperienza del poliamore e l’impegno a decolonizzare sesso, amore e corpo, mentre si è nel pieno di un conflitto costante scaturito da storie che si mischiano, ma non si sintetizzano.

Claudia Putzu