Sincretismo religioso del Gagá haitiano in Repubblica Dominicana

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Oltre alle classiche processioni cristiane della Settimana Santa, nella Repubblica Dominicana si celebra in questo periodo un altro rito religioso, il Gagá, una tradizione in cui si mescolano cattolicesimo e vudù, e le cui danze e musiche trasportano lo spettatore nelle terre africane.

Il Gagá, originariamente Rará, è una manifestazione di danza musicale di contenuto religioso che iniziò a essere messa in scena agli albori del XX secolo dagli immigrati haitiani che lavoravano e vivevano nei bateyes, ossia conglomerati urbani all’interno delle piantagioni di canna da zucchero dominicane.

Anziani, regine, musicisti, presidenti, padrini e ballerini, personaggi tipici del rito haitiano-dominicano che si vestono con abiti colorati, iniziano la cerimonia nella notte del Giovedì Santo.

La musica, proveniente da percussioni e strumenti a fiato fatti a mano, scandisce il tono e accompagna tutto il rituale, che continuerà fino alla domenica di Pasqua in diverse zone fra cui La Romana, San Pedro de Macorís, Consuelo e Santo Domingo Est.

Il Giovedì Santo c’è l’innalzamento del trono, rito consistente nella riconferma degli impegni o delle promesse dei partecipanti, acquisito per periodi dai tre ai sette anni, e che si svolge attorno a un polo cerimoniale. Verso mezzanotte, tutti gli elementi (costumi, strumenti) che verranno utilizzati nel corso della cerimonia del Gagá vengono battezzati attraverso una serie di punti precedentemente stabiliti, in una processione piena di ritmo e canti. Tutte queste cerimonie si svolgono in presenza della Bibbia, recitando preghiere come l’Ave Maria o il Padre Nostro: puro sincretismo religioso tra tradizioni africane e spagnole, che fanno parte del folclore della Repubblica Dominicana, e dove si esibisce una speciale devozione alla Virgen de la Altagracia, madre spirituale dei dominicani.

Nei rituali Gagá, alcuni dei protagonisti raggiungono la trance, anche grazie all’ingestione di rum, che inoltre incoraggia i presenti a camminare attraverso il fuoco o a simulare una lotta con affilati machete durante i balli. Tuttavia, prima che tutto ciò accada, è necessario fare una serie di preparativi. Il Martedì Santo viene preparata la magia del Gagá, un “bagno protettivo” a base di erbe raccolte nelle foreste, acque con determinate proprietà e una serie di elementi che vengono mescolati durante una cerimonia. È un rito molto più intimo di quelli celebrati dopo il Giovedì Santo e consiste in “canti devozionali alle entità e ai santi”, mentre tre o quattro persone schiacciano gli ingredienti, ritmicamente e contemporaneamente, in un mortaio. Una volta finite le invocazioni alle divinità, gli ingredienti del bagno protettivo vengono conservati sull’altare celebrativo fino all’alba del Venerdì Santo, momento in cui viene eseguita la magia del Gagá e iniziano le manifestazioni all’esterno del batey o del quartiere in cui si trova il tabernacolo cerimoniale, al quale si ritorna a mezzanotte della domenica di Pasqua.

Gli inizi rurali del Gagá hanno anche lasciato il posto alle celebrazioni urbane, poiché questo rituale si è diffuso oltre i limiti dei bateyes, quindi è possibile assistere alle processioni in alcuni quartieri dove si svolge la parte più festosa del rito, come accade ad esempio con il Gagá de San Luis a Santo Domingo Est, che in origine era un batey.

Molte persone dall’esterno non comprendono questo sincretismo, ci sono pregiudizi e tabù o la convinzione che le religioni popolari siano diaboliche, ma il Gagá è anche un impegno, una “promessa” ricoperta di folklore e di fede.

Il Gagá, che per molti non è altro che una “danza carnevalesca” di origine haitiana, è in realtà una manifestazione sincretica della cultura africana ed europea, dominicana e haitiana, da tempo convertita in culto religioso. La sua comprensione in termini di manifestazione, struttura e funzione, sebbene abbia un background storico coloniale e origini haitiane, va ricercata essenzialmente nelle caratteristiche che ha assunto la formazione della società dominicana, dal momento che il Gagá, come espressione magico-religiosa, manifestazione culturale e folcloristica, è il risultato di un’organizzazione socio-economica, di un sistema di specifiche relazioni sociali, di sfruttamento, dove la canna, lo zuccherificio, le condizioni di lavoro, la vita nei bateyes, costringono gli uomini a interpretarlo, riprodurlo, rispondergli e ricrearlo.