America Latina afrodiscendente, Diego Battistessa

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diego
Sommario

Aquí se respira lucha
(vamos caminando) yo canto porque se escucha
(vamos dibujando el camino) Oh sí, sí, eso
(vamos caminando) Aquí estamos de pie
¡Qué viva la América!

Così cantava il gruppo portoricano Calle 13 nella canzone “Latinoamérica” (2010), scritta per celebrare la forza e il vigore del popolo latinoamericano, da sempre in lotta, per rivendicare ciò che gli appartiene. Nel 2021, il verso di apertura della strofa finale, “Aquí se respira lucha”, diventa il titolo del secondo capitolo del saggio di Diego Battistessa, docente e ricercatore presso la Universidad “Carlos III”, America Latina afrodiscendente. Una storia di (R)esistenza, volume della collana L’acuto, edita dalla casa editrice salernitana Edizioni Arcoiris.
Il saggio di Battistessa si concentra sulla popolazione afrodiscendente – termine con cui si identificano “quelle persone unite da un’ascendenza comune che vanno dalle comunità afro-indigene […] fino a segmenti della società maggioritaria” (p. 21) in quell’area geografica, che include i paesi facenti parte del CELAC (Comunidad de estados latinoamericanos y caribeños). Si compone di sette capitoli divulgativi, introdotti dalla pregevole prefazione di Raúl Zecca Castel, antropologo culturale presso l’Università degli studi “Milano-Bicocca”, e da una nota introduttiva dell’autore; seguono poi delle riflessioni finali, un elenco di giornate internazionali e di punti di riferimento – organizzazioni e associazioni impegnate in questo ambito – nella regione latinoamericana.
Il percorso tracciato con America Latina afrodiscendente è lineare, ordinato, ricco di dati e informazioni, un viaggio a trecentosessanta gradi che, oltre a fornire percentuali che “quantificano” l’incidenza della presenza afrodiscendente nelle varie nazioni latinoamericane, offre una mappatura organizzata stato per stato, delle espressioni culturali ascritte a questa fetta demografica, in termini di religione, arte e sport, soprattutto fornisce un quadro storico-politico dettagliato.
Non basterebbero mille pagine, per spiegare quanto questa presenza secolare abbia in maniera considerevole inciso sulla definizione di una cultura latinoamericana: dalle tradizioni, ai sincretismi; dalla cucina, alla musica; dalle arti figurative, alla letteratura.
Su quest’ultima vorrei soffermarmi un po’, non solo per segnalare i nomi di quegli scrittori afrodiscendenti che rientrano nel macro-insieme della letteratura latinoamericana, bensì, per sottolineare il ruolo fondamentale che le lettere hanno giocato nel narrare queste realtà; Battistessa menziona voci importantissime quali Lins, Belpré Noruegas, Charún Illescas, tra i tanti. Io mi permetto di aggiungere all’elenco due autori: Nicolás Guillén e Antonio Gálvez Ronceros; quest’ultimo, seppur non di origine africana, sin da piccolo si è confrontato con l’ambiente multiculturale della costa peruviana ed è stato uno dei primissimi autori che ha narrato l’universo peruviano afrodiscendente, prima sconosciuto e inascoltato. Questi scrittori, evidenziando nei loro scritti le difficili condizioni di vita in cui riversavano queste comunità, hanno raccontato, attraverso i loro personaggi, in prosa o in versi, una storia lontana dalla narrazione ufficiale, che ancora nega l’importantissimo ruolo che la popolazione afrodiscendente ha giocato nella storia e nello sviluppo della regione. L’impegno di questi autori coincide, secondo me, con quello di Battistessa.
Alla base di America Latina afrodiscendente, c’è l’esigenza di fare luce su una storia mai raccontata, fatta di grande violenza, ma anche di grande dignità, quella di un popolo che – citando Sepúlveda – “ha fatto del verbo resistere carne” (Le rose di Atacama). In questi sette capitoli l’autore illustra il cammino di questa comunità in America Latina da una prospettiva estremamente ampia e strappa dall’oblio quei volti del passato che hanno contribuito significativamente, non solo alla causa afrodiscendente, ma all’intera storia latinoamericana, come nel caso di Pedro Manuel Sarría Tartabull, eroe sconosciuto della Rivoluzione Cubana, e dedica spazio a quegli attivisti del nostro tempo che, con ammirevole coraggio, proseguono le loro sacrosante battaglie.
Non siamo di fronte a un prodotto della saggistica fine a se stessa, carico di inutili manierismi accademici; siamo di fronte all’impegno di fornire una “narrazione differente” (p. 10) che vuole generare consapevolezza, la prima arma a disposizione, per rendere onore a chi ha messo e continua a mettere la propria vita a rischio, per il bene della collettività. Spesso ce ne dimentichiamo, tanto sembra scontato, ma dietro dati e percentuali, ci sono delle persone che hanno vissuto e vivono in condizioni precarie, vittime di discriminazioni e che, con grande coraggio, fanno fronte a una situazione di pericolo costante pur di veder riconosciuta la propria condizione, mentre lottano per riaffermare i propri diritti.
Sono tante, purtroppo, quelle esistenze rimaste relegate ai margini della storia; l’obiettivo di ognuno di noi, quando ci si accinge a esplorare determinati argomenti, deve essere quello di ricercare una narrazione storica onesta e di ampio respiro, in grado di restituire a queste realtà la propria voce: è un percorso lungo, ma assolutamente necessario, che inizia dalla lettura di saggi come America Latina afrodiscendente – caldamente consigliato, anche per la sua scrittura accessibile a chiunque – che ci invitano a fare proprio questo.

“[…] e nella notte, mentre gli astri ardono nella punta
delle nostre fiamme.
La nostra risata sorgerà sopra i fiumi e gli uccelli”.
Guillén, “Arrivo” (“Llegada”, dalla raccolta Sóngoro Cosongo)

 

Claudia Putzu