Ecuadoriani in Italia

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Sommario

In Italia sono residenti oltre 70.000 persone nate in Ecuador e la loro maggiore concentrazione si registra nelle città di Milano, Genova, Roma, Perugia e Piacenza.

Agli inizi del XXI secolo la situazione economica dell’Ecuador ha provocato un’ondata migratoria soprattutto verso la Spagna per motivi linguistici e culturali, ma anche verso Stati Uniti e Italia. La tendenza all’incremento migratorio da parte degli ecuadoriani è iniziato a calare verso il 2010 quando il miglioramento delle condizioni commerciali ed economiche dell’Ecuador ha indotto molte persone a fare ritorno in patria, per poi tornare a crescere a partire dal 2015 a seguito del crollo del petrolio registrato nel 2014.

 

Abbiamo chiesto a numerosi membri della comunità ecuadoriana in Italia quali siano state le differenze culturali di maggior impatto, negativo o positivo, al loro arrivo in Italia, e queste sono alcune delle loro risposte:

 

  • Gli italiani gesticolano molto, parlano ad alta voce, si rivolgono agli adulti in modo informale dando de tu.
  • Il silenzio. Ogni volta che salivo su un autobus c’era silenzio, mentre nel mio Paese quando prendevo l’autobus c’era sempre la musica a tutto volume. E lo stesso in casa, non si può fare troppo rumore altrimenti i vicini si lamentano. Ciò che mi ha colpito positivamente è l’organizzazione e il fatto che se dimentichi qualcosa da qualche parte, le persone qui te lo dicono e te lo restituiscono, mentre al mio Paese, se dimentichi qualcosa non te lo dicono e se ne appropriano. Ad ogni modo, considero l’Italia la mia seconda patria.
  • Quando si arriva qui bisogna cambiare tante cose e capire che non ci si può comportare come nella propria terra. Bisogna rispettare gli appuntamenti e se non si può andare, si deve avvisare.
  • La colazione. Se vai al bar è tutto dolce e a me non piace, per questo faccio sempre colazione a casa…
  • Mi ha impressionato vedere quanta gente fuma, soprattutto le donne, e le bestemmie, due cose che ancora non sopporto nonostante sia qui da 20 anni. E mi ha colpito vedere come gli italiani non ti fanno sentire inferiore, anche se hai a che fare con un professionista non ti fa sentire che tu vali meno. Ma la cosa che più mi ha stupita è vedere la differenza di vegetali in inverno e in estate e il cambio di orario alla fine dell’inverno, quando improvvisamente diventa buio più tardi.
  • Non sopporto quando gli italiani dicono: “non sono razzista, però…”.
  • Mi ha stupito la gentilezza e l’educazione, almeno qui a Modena dove vivo, e il grande livello nell’ambito del volontariato, soprattutto con persone disabili e con i bambini. Però le persone sono troppo formali rispetto al nostro Paese.
  • La prima cosa che mi ha sconvolta quando sono arrivata a Genova con il treno è stato vedere i vestiti stesi ad asciugare fuori alle finestre. Ammiro l’unione familiare che c’è in Italia, come le nonne adorano i loro nipoti, più che se fossero i loro figli. Posso dire di sentirmi a casa qui.
  • Qui le famiglie non sono unite, sono solo interessate e non vedono l’ora che mamma, papà, zio, nonno, nonna, fratello o qualunque altro familiare muoia per prendersi subito l’eredità altrimenti ti ammazzano, e tutto per un pezzo di terra o un conto in banca. Sono rancorosi, sono pochissimi gli italiani a cui importa veramente della loro famiglia.
  • Qui in Italia appena ti urtano subito ti chiedono scusa, nel nostro Pese invece ti danno certi spintoni e per di più ti insultano perché ti sei messo fra i piedi.
  • Una delle differenze culturali che mi ha colpito maggiormente è il fatto che le persone adulte non vogliono che gli si dia del lei, si sentono offesi come se chi si rivolge a loro stesse insinuando che sono vecchi, mentre nel nostro Paese si da del lei per rispetto.
  • Mi ha colpito la poca empatia nei confronti dei familiari vecchietti. Noi per cultura teniamo i nostri vecchietti in casa con noi fino all’ultimo momento, mentre qui, quando non servono più, li mandano in ospedale. Rompono molto facilmente i legami familiari per interessi economici.
  • La prima cosa che mi ha colpito quando sono arrivata in Italia è stato il malo modo in cui mi hanno trattato le suore quando sono andata da loro per chiedere di essere aiutata a trovare lavoro. E poi gli abusi da parte dei nostri connazionali nel farti pagare un posto letto e la vendita di posti di lavoro.
  • Mi ha stupito in positivo l’aiuto ricevuto da parte della Chiesa che mi ha dato vestiti e cibo quando non avevo un lavoro. E la gentilezza delle persone per le quali ho lavorato. L’istruzione è gratis e ai bambini delle elementari regalano i libri. E sentirsi sicuri quando si è per strada e questo non ha prezzo.
  • La maggior parte degli italiani è atea e insulta Dio.
  • Quando sono arrivata qui mi ha sconvolto dover convivere con persone sconosciute e che mi hanno rubato di tutto e questa è stata la cosa peggiore che sia successa nella mia vita. Ma poi ho trovato un ottimo lavoro nel mio ambito professionale. L’Italia mi ha aperto le porte e sono molto grata a questo Paese perché è davvero un Paese che non ti abbandona.
  • Venti anni fa quando sono arrivata in Italia, precisamente a Genova, sono stata accettata benissimo dagli italiani ma sono stata vittima di gelosie e addirittura ripudio da parte dei miei connazionali ecuadoriani, ma poiché non si viene qui per accontentare nessuno, ci si deve concentrare e andare avanti, anche a costo di restare soli.

Le risposte ricevute dai membri della comunità ecuadoriana in Italia sono state tantissime e qui ne è presente solo una piccola selezione. Nonostante l’innegabile senso di nostalgia espresso da molti, in tantissimi hanno concluso il proprio intervento dicendo che l’Italia è la loro seconda patria e che si sono sentiti accolti da un popolo che, salvo poche eccezioni, li ha trattati con gentilezza e rispetto.