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Qualcuno cammina sulla tua tomba, Mariana Enriquez

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Mariana EnriquezIn Qualcuno cammina sulla tua tomba, Mariana Enriquez non si limita a comporre un semplice diario di viaggio, ma ci trascina in un pellegrinaggio intimo e ossessivo attraverso le necropoli del mondo. L’autrice, nota per la sua capacità di mescolare il macabro con il quotidiano, trasforma i cimiteri in “città parallele”, luoghi in cui la storia, l’estetica e la memoria si intrecciano indissolubilmente.

Il volume, sapientemente tradotto da Alessio Casalini e pubblicato da Gran Vía, esplora il cimitero non come luogo di sola negazione, ma come spazio pulsante. Attraverso le pagine, emerge chiaramente come per Enriquez la fascinazione per il cimitero sia nata in Italia, nel Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova. Qui, l’autrice intreccia il ricordo di un amore giovanile ed effimero – incontrato tra le note di un violinista di strada – con la scoperta di sculture di una sensualità sconvolgente, come l’Angelo di Monteverde o la tomba di Maria Francesca Delmas. La commistione tra la bellezza del marmo e la consapevolezza della mortalità trasforma la visita in una sorta di rito di passaggio, in cui l’eros e il thanatos si fondono in un’unica visione crepuscolare.

L’opera si sposta poi verso territori più aspri, come il Chubut in Patagonia, dove la ricerca si fa storica e documentale. Nel cimitero di Trevelin, l’autrice esplora l’eredità dei coloni gallesi. Qui, la narrazione si concentra sulla tenacia dei pionieri – come John Daniel Evans – e sul legame profondo, quasi magico, che si crea tra la terra, i morti e le leggende locali, fino a toccare il curioso caso del cavallo Malacara, protagonista di un salvataggio epico e ora sepolto con gli onori di un eroe nel giardino di un museo.

Particolarmente lucida è l’analisi dei cimiteri di San Sebastián e della prigione aborigena di Rottnest Island in Australia. In questi capitoli, l’approccio di Enriquez si fa quasi sociologico. La visita notturna ai cimiteri baschi di San Sebastián rivela le ferite di conflitti passati, dove le tombe degli ufficiali britannici diventano testimoni silenziosi di una storia europea complessa e dimenticata. A Rottnest Island, il cimitero aborigeno, a lungo negato e occultato dietro l’apparenza di un’isola turistica, emerge come una ferita aperta. La riflessione sull’esclusione sociale e sulla memoria negata rende questo capitolo uno dei più intensi e politicamente significativi del libro.

Qualcuno cammina sulla tua tomba è un’opera poliedrica. Enriquez riesce a trasformare la “tanatofilia” in uno strumento di comprensione del presente. La sua scrittura, vibrante e spietata, ci ricorda che i morti non sono mai veramente assenti; sono, al contrario, parte integrante del paesaggio umano, custodi di segreti che attendono solo di essere riscoperti da chi, come lei, ha il coraggio di camminare tra le loro dimore. Un libro imprescindibile per chi ama indagare i confini tra la vita e ciò che rimane dopo di essa.

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