Dominicana, Angie Cruz

dominicana
Sommario

Dominicana, pubblicato in Italia da Solferino nel 2020 con traduzione di Lucia Fochi, racconta la storia di Ana Canción, una quindicenne di Guayacanes (Repubblica Dominicana) che non ha mai sognato di trasferirsi negli Stati Uniti, ma quando Juan Ruiz le propone matrimonio, non può rifiutare. Non importa che lui sia più grande di lei e che non ci sia amore tra loro. Il loro matrimonio è concepito come un’opportunità per la famiglia di Ana di emigrare. E così il giorno di capodanno del 1965, Ana Canción lascia tutto quello che conosce e diventa Ana Ruiz, una moglie confinata in un freddo edificio di sei piani a Washington Heights (quartiere di New York in cui risiede un’importante comunità dominicana). Sola e infelice, escogita un piano imperfetto per scappare. Ma al terminal degli autobus, viene fermata da César, il fratello minore dallo spirito libero di Juan, che la convince a restare.

Mentre la Repubblica Dominicana scivola nel subbuglio politico, Juan torna per proteggere i beni della sua famiglia, lasciando César a prendersi cura di Ana. Improvvisamente, Ana è libera di prendere lezioni di inglese in una chiesa locale, sdraiarsi sulla spiaggia di Coney Island, vedere un film al Radio City Music Hall, andare a ballare con César e immaginare la possibilità di un diverso tipo di vita in America. César la aiuta anche a guadagnare soldi da sola, che nasconde in una bambola di ceramica acquistata all’aeroporto di Santo Domingo. “La mia Dominicana, dolce e cava, terrà tutti i miei segreti”, promette. La bambola, carica di simbolismo, non ha né occhi né bocca (tipica muñeca sin cara dominicana).

L’idea iniziale era che Ana, una volta sposata, avrebbe ottenuto soldi, un’istruzione e i documenti necessari affinché i suoi genitori e fratelli potessero trasferirsi negli Usa con lei. Ma Juan in realtà si dimostrerà essere un bruto dal pugno di ferro e Ana si ritroverà intrappolata in uno squallido appartamento, incapace di dire una parola in inglese.

Grazie al cognato César, Ana è ora libera di sviluppare il proprio approccio indipendente al sogno americano, diventando finalmente un motore economico autonomo, alimentata dal suo desiderio di portare la sua famiglia in relativa sicurezza negli Stati Uniti. Una relazione extraconiugale le mostra la possibilità di una relazione in cui l’amore, piuttosto che l’obbligo, è al centro. Ma per Ana, scegliere questo amore sarebbe un tradimento non solo di suo marito, ma anche di sua madre, che ha ingiustamente posto sulle sue spalle la responsabilità di assicurare alla sua famiglia il sogno americano.

Quando Juan ritorna, Ana deve decidere ancora una volta tra il suo cuore e il suo dovere verso la sua famiglia.

I brevi capitoli episodici seguono la nuova vita di Ana a New York, intervallati da tuffi nostalgici nella sua infanzia. Man mano che conosce la famiglia e i contatti lavorativi di Juan – personaggi contro i quali arriva a definire il suo nuovo io americano – questi incontri spesso innescano ricordi della sua famiglia a casa, degli avvertimenti di sua madre di non fidarsi di nessuno. C’è una bella implicazione in questo intreccio delle vite che ruotano attorno a lei: la sensazione che la storia di Ana si ripeta più e più volte in altri appartamenti, altri edifici, altri quartieri di questo Paese, nel corso dei secoli.

Curiosità

Angie Cruz ha iniziato a lavorare a questo libro nel 2005 dopo aver trovato una fotografia di sua mamma all’età di undici anni, quando viveva ancora nelle campagne della Repubblica Dominicana. Dopo aver chiesto alla madre e alla nonna notizie su quel momento, le due donne hanno raccontato storie diverse, ma una cosa coincideva: suo padre aveva proposto matrimonio a sua madre per la prima volta quando aveva undici anni, e quattro anni dopo la portò negli Stati Uniti. La Cruz ha lavorato a molte versioni del libro per oltre dieci anni, cercando di mettere insieme varie storie che le sono state raccontate da molte donne emigrate a New York negli anni ’60 e ’70, al fine di comprendere meglio le sfide affrontate da sua madre. Queste storie non sono comuni nelle narrazioni convenzionali quindi ciò che ha ispirato Angie Cruz a scrivere sono i silenzi e le lacune nella vita e nella letteratura.

Dominicana è la storia dell’immigrazione a New York di cui si scritto molte volte, ma questa volta la storia è narrata dal punto di vista di una sposa di quindici anni che viene portata a New York City e lotta contro situazioni che nessuna quindicenne dovrebbe affrontare.