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Le pianure, Federico Falco

Sommario

Ho fatto un orto per riempire il vuoto.

Il grande tempo vuoto.

Il tempo senza narrazione, senza storie.

Il tempo della pianura.

Federico falcoCosa succede quando finisce un amore? Quale antidoto – o palliativo – assumere per anestetizzare il proprio corpo, la propria mente, dalle immani sofferenze che l’abbandono improvviso da parte della persona amata inevitabilmente innesca in noi? Secondo Federico Falco, la risposta a questo lecito interrogativo è la seguente: adattarsi ai ritmi della natura, arrendendosi ad essa, alla sua volontà; diventare un tutt’uno con l’ambiente circostante e darsi la possibilità di vivere a pieno le proprie sensazioni ed emozioni, dalla prima all’ultima – anche la più negativa – per poter così rinascere dalle proprie ceneri.
Le pianure (Edizioni Sur) è un vero e proprio romanzo-antidoto, ideale per le anime tormentate e perse, per tutti coloro che hanno perduto la propria strada nel tentativo (talvolta disperato) di costruire una vita in comune con la propria anima gemella, con l’amore di una vita. In questo libro prezioso e profondo, dai toni malinconici, intimi, e dal sapore dolceamaro, il narratore – nonché assoluto protagonista del racconto – passa in rassegna, mese per mese, le sue giornate nella nuova casa in campagna, totalmente immersa nella sperduta pampa argentina, dove ha scelto appositamente di rifugiarsi per curare le proprie ferite e sopperire al vuoto della sua anima. Nato in pianura, è proprio lì che Federico torna dopo la fine della storia d’amore con Ciro, con l’intento di riscoprire le proprie radici, di seminare vita laddove ormai tutto è morte e sofferenza. Nella pampa l’uomo trascorre i suoi giorni leggendo libri, piantando fiori, kale, bieta, pomodori cinesi, zucche, carote, cavoli e molto altro ancora, allevando galline ovaiole e visitando quei pochi vicini che abitano nei pressi della sua vecchia casa colonica.
Zappare la terra vuol dire seppellire i propri dolori, lasciarli andare, creando lo spazio necessario per accogliere nuovi ricordi, nuova vita da seminare e coltivare con cura. Vuol dire spargere speranza in un terreno dapprima piatto, desolato, senz’anima. Affondando le mani nel suolo, infatti, Federico può toccare e riscoprire le proprie radici, sentendosi parte di un tutto che, fino a poco prima, gli sembrava perduto per sempre, in modo tale da “legarsi a qualcosa. A un orto, a un bosco, a una pianta, a una parola. Legarsi a qualcosa che abbia radici, legarsi per non perdersi nel vento che soffia sulla pampa e chiama”.

Il messaggio che questo romanzo si propone di trasmettere al lettore è quello di dare a sé stessi quanto più tempo possibile per riscoprire il valore della lentezza, in tutta la sua nostalgica bellezza. Darsi il tempo e la possibilità, per poter definitivamente guarire, di sentire tutto e di non rifiutarlo a priori. E alla fine, inaspettatamente, la guarigione arriverà come una dolce brezza estiva in un’arida giornata di sole, come un balsamo dolce che monda le ferite più profonde.

Sara D’Antoni

 

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