Letteratura horror ispanoamericana

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Sommario

Esiste una letteratura horror ispanoamericana? Ci sono autori latinoamericani di letteratura del terrore conosciuti?

Sì, ci sono, ed è molto probabile che in qualsiasi libreria del mondo ci siano alcuni classici di questo genere tradotti in altre lingue, come Aura, un romanzo giallo del messicano Carlos Fuentes, e Dodici racconti raminghi di Gabriel García Márquez.

In Dodici racconti raminghi, ad esempio, Gabriel García Márquez raccoglie una serie di storie in cui combina il realismo magico con il mondo della suspense e del terrore psicologico. Uno dei racconti più noti è “Sono venuta solo per telefonare”, in cui una donna entra in un ospedale psichiatrico per fare una chiamata e finisce lì intrappolata.

“La notte supina” dell’argentino Julio Cortázar è considerata anche una storia di terrore psicologico misto a fantasia. Il racconto, pubblicato nel 1956, narra la storia di un giovane che lascia un hotel sulla sua moto, e mentre gira per la città una donna attraversa la strada e lui ha un incidente nel tentativo di non travolgerla. Lei è illesa, mentre l’uomo riporta diverse ferite ed è portato in ospedale. Lì si addormenta e sogna di trovarsi in un luogo buio. Quando si sveglia è confuso perché ogni volta che dorme percepisce degli odori.

Ci sono anche autori contemporanei meno conosciuti, soprattutto messicani, che hanno scritto testi di genere horror.

C’è, per esempio, Bernardo Esquinca, autore della cosiddetta Saga Casasola (La Octava Plaga, Toda la Sangre, Carne de Ataúd). Il protagonista dei tre romanzi è Casasola, giornalista della pagina culturale di un quotidiano locale che, una volta chiusa la rubrica, è costretto ad addentrarsi nel giornalismo d’inchiesta penale, o “nota roja” (nota rossa), come viene chiamato in Messico questo genere giornalistico. Mentre si imbarca nelle indagini su casi misteriosi e irrisolti, gli spiriti disturbano il suo sonno per comunicare con lui. Nei romanzi Esquinca mescola riti preispanici, comportamenti animali e altri simboli dell’immaginazione messicana.

Lo scrittore messicano Francisco Tario, morto nel 1977, ha pubblicato una raccolta di racconti dal nome La noche, in cui parla di oggetti e animali, appaiono esseri umani alienati, sull’orlo della follia o addirittura fantasmi, dove l’impossibile convive con la routine, il tragico diventa amaramente comico e l’assurdo, irrimediabilmente logico.

L’autrice messicana Amparo Dávila, originaria di Zacatecas, scrittrice segnata dalle intense paure che ha provato durante la sua infanzia, è l’autrice di Cuentos reunidos, storie sulla perdita di sanità mentale, morte e un costante senso di pericolo da una prospettiva femminile.

Nel genere horror più attuale spicca anche l’opera di Alberto Chimal, autore, fra gli altri, de Los atacantes. Pubblicato nel 2015, parla di sette storie dell’orrore legate alle minacce della nostra vita quotidiana: internet, l’ipervigilanza nelle reti, un superbatterio. Partendo dal sentimento della paura, Chimal riflette sui lati oscuri che compongono la società di oggi, sfruttando alcune risorse fantastiche e horror non comuni nella letteratura latinoamericana.