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“Coco” è un film d’animazione Disney uscito nel 2017. Ispirato alla festa tradizionale messicana del Día de Muertos, il film è diventato rapidamente un punto di riferimento culturale. Cosa lo ha reso possibile?

Il bambino Miguel Rivera sogna di diventare un cantante famoso come il suo idolo Ernesto de la Cruz, che ha raggiunto la fama grazie alla sua canzone “Ricordami”. Ma Miguel ha un impedimento. Per i Rivera, la musica è stata bandita da quando il loro trisnonno ha abbandonato la sua trisnonna Mamá Imelda e sua figlia Coco, ancora in vita, per raggiungere la fama come musicista professionista.

Poiché è il giorno dei morti, la famiglia di Miguel ha preparato l’altare festivo. Secondo la tradizione, è adornato con foto degli antenati e offerte, poiché la sua esistenza nell’aldilà dipende dal mantenere presente la memoria.

Un cane randagio di nome Dante che accompagna sempre Miguel, abbatte la cornice dell’altare con la foto di Mamá Imelda e Coco, che appaiono accompagnati dal bisnonno musicista, a cui è stata strappata la faccia.

Quando raccoglie il ritratto da terra, Miguel si accorge che la foto è piegata e, quando la apre, scopre che il suo trisnonno portava la stessa chitarra di Ernesto de la Cruz, quindi giunge alla conclusione di essere il pronipote del famoso cantante.

Incoraggiato, il ragazzo sfida la sua famiglia e decide di esibirsi in una gara di canto nel Giorno dei Morti, ma sua nonna Elena distrugge la sua chitarra. Miguel fugge e ruba la chitarra esposta nel mausoleo di Ernesto de la Cruz per esibirsi al concorso, ma quando ne tocca le corde, un misterioso incantesimo lo porta nel mondo dei morti con il suo fedele amico Dante.

Miguel nel mondo dei morti

Per Miguel, l’unico modo per tornare nel mondo dei vivi è avere la benedizione di un suo antenato, pena la morte all’alba. Miguel li trova e spera di riceverla, ma Mamá Imelda gli chiede di rinunciare alla musica come condizione.

Convinto che il suo trisnonno capirà, Miguel fugge per chiedere la benedizione di Ernesto de la Cruz. Dante lo guida da Héctor, un defunto che non è mai stato onorato all’altare delle offerte, cosa che lo espone a scomparire definitivamente.

Poiché Héctor conosce De la Cruz e crede di essere l’unico antenato di Miguel, si propone di aiutarlo a patto che il bambino metta la sua foto sull’altare al suo ritorno. Insieme si mettono in viaggio accompagnati da Dante, che tutti i morti scambiano per un alebrije, un animale magico che funge da spirito guida.

Nel frattempo, Mamá Imelda e il clan cercano Miguel con l’aiuto dell’alebrije della famiglia. Quando Héctor scopre che Miguel ha più parenti, lo prende per un bugiardo. Indignato, Miguel restituisce la sua foto e va alla ricerca, da solo, di Ernesto de la Cruz.

Alla fine, Miguel trova il cantante e quando sta per benedirlo, Héctor sembra supplicarlo di mantenere la sua promessa. De la Cruz riconosce Héctor, il vero compositore di tutte le sue canzoni.

Una discussione tra i due rivela che il cantante lo aveva ucciso per rubargli le canzoni, dopo che Héctor si era dimesso per tornare dalla sua famiglia.

Preoccupato per la sua reputazione, De la Cruz ruba la foto di Héctor e cerca di eliminare sia lui che il bambino gettandoli in un cenote (una sorta di lago sotterraneo) dal quale non possono uscire.

Sconfitti, Héctor e Miguel parlano. Il musicista gli racconta di sua figlia, Coco, per la quale ha composto la canzone “Remember me”. Così, Miguel capisce finalmente che il suo vero trisnonno è Héctor.

Dante li trova e porta l’aiuto dell’alebrije di Mamá Imelda. Felice, Miguel si accorge che Dante è un vero alebrije.

Héctor e Imelda si incontrano di nuovo e, sebbene lei non lo perdoni, decide di salvarlo, ma per farlo, devono recuperare la foto. A questo punto Mamá Imelda dà la sua benedizione a Miguel senza condizioni. L’unico problema è che Héctor comincia a scomparire, perché Coco, già in età senile, sta perdendo la memoria.

Tornato nel mondo dei vivi, Miguel canta “Remember Me” a Coco per aiutarla a ritrovare la memoria. Non solo ricorda suo padre, ma anche il suo ambiente familiare, in particolare sua figlia Elena, la nonna di Miguel, che non riusciva più a riconoscere.

Coco confessa di aver conservato le lettere di suo padre con i testi di tutte le sue canzoni, oltre al pezzo mancante della foto di famiglia. Ora, per la prima volta, Héctor avrà il suo posto sull’altare di famiglia per poi diventare un idolo nella città di Santa Cecilia. E Miguel, finalmente, riesce a diventare il musicista che sognava grazie al riscatto del suo trisnonno.

Il film “Coco” descrive un viaggio iniziatico, una storia in cui l’eroe inizia un viaggio che lo porterà a una trasformazione dopo aver superato una serie di prove. Non a caso, Miguel è un ragazzo preadolescente, quasi pronto ad assumersi più responsabilità nella vita.

Gli studi Pixar si rivolgono alla tradizione messicana del Giorno dei Morti, i cui valori comunitari, affettivi e culturali più radicati sono in conflitto con le aspirazioni individuali di Miguel, protagonista della storia.

“Coco” non è un film semplice. In realtà, ci sono così tanti assi tematici che affronta che ci si potrebbe perdere in un mare di riflessioni. Quello che succede con questo film è che mette a confronto due valori: la famiglia e la vocazione. Quale dovrebbe prevalere?

La famiglia è rappresentata in “Coco” come una rete di affetto e di sostegno tra le persone che la compongono, che si aiutano a vicenda. Questa particolare famiglia pratica la tradizione messicana del Giorno dei Morti, in cui è evidente la consapevolezza del valore della memoria e degli antenati, con i quali continuano a relazionarsi attraverso riti come l’altare delle offerte e la visita al cimitero.

Per questo la famiglia qui non è solo un nucleo di affetto. È il simbolo di una coscienza storica, il simbolo di appartenenza a qualcosa che ci trascende e che dobbiamo noi stessi, in parte, a coloro che hanno aperto la strada. La vocazione di Miguel non è solo una preoccupazione personale, è anche l’eredità dei suoi antenati che si è manifestata in lui.

Sebbene Miguel sia percepito come diverso dalla sua famiglia, non lo è. Miguel è, in larga misura, ciò che la sua famiglia ha ereditato da lui, inconsapevolmente o involontariamente; ciò che e diverso in Miguel è la capacità di ascoltare la sua vocazione e agire di conseguenza.

La parola vocazione allude a una voce che chiama, seduce, avvolge. Ma nella società dei media, la vocazione musicale è rappresentata come una vetrina espositiva, in cui gli artisti possono essere visti, ma non toccati, con tutto ciò che questo implica.

Ma è una vocazione che spinge Ernesto de la Cruz a raggiungere il successo? No, è guidato dall’ambizione. Quindi, questo percorso di “successo” ha portato il personaggio a sacrificare la rete di affetti, il che solleva la domanda: vale la pena sacrificare così tanto per essere adorato nella vita, anche se in seguito nessuno sarà interessato a ricordarti? La nostra memoria non è l’unica cosa che lasciamo su questa terra?

Sebbene Miguel sia colui che apporta i possibili cambiamenti e aiuta a riscattare il clan dei suoi antenati, la redenzione dei Rivera che ancora vivono arriverà solo attraverso Coco.

Mamá Coco raccoglie come personaggio tutti gli spigoli che il film affronta: è la più anziana della famiglia e rappresenta l’intero patrimonio familiare. Ma Coco sta perdendo la memoria, ed è l’unico legame che unisce la famiglia Rivera ai suoi antenati.

Recuperando la sua memoria, Coco rappresenta il perdono, la speranza e la comprensione familiare, sepolta in anni di risentimento e intolleranza. Coco fa un atto di fede perdonando suo padre e mantenendo viva la sua memoria. Tale era la fiducia che Coco aveva nell’amore di suo padre che lo aspettava sempre, lo amava e preservava la sua eredità.

Così, la fede di Coco e la benedizione incondizionata degli antenati, permette ai Rivera, compreso Miguel, di recuperare il vero senso della tradizione del Giorno dei Morti e il vero valore della famiglia. A sua volta Miguel può essere quello che è veramente, senza divisioni interne: il musicista della famiglia Rivera.

Curiosità a proposito di “Coco”

1) Nel film compaiono i personaggi più emblematici della cultura messicana: Frida Kahlo, El Santo, Pedro Infante, Jorge Negrete, Mario Moreno Cantinflas, María Félix, Agustín Lara, Dolores del Río, Diego Rivera ed Emiliano Zapata, tra gli altri.

2) Ernesto de la Cruz è una sintesi di Pedro Infante e Jorge Negrete, e le clip dei loro film si ispirano all’estetica del cinema d’oro messicano.

3) Il fiore di calendula è l’unico fiore che, secondo la tradizione, cresce nella terra dei morti. Per questo motivo da questa pianta viene ricavato il ponte floreale che collega i due mondi una volta all’anno.

4) Il motivo per cui gli studi Disney-Pixar decisero di progettare un cane xoloitzcuintle per accompagnare Miguel è perché nella cultura preispanica dei Mexica si credeva che questi cani aiutassero le anime ad attraversare il fiume per raggiungere un mondo sotterraneo chiamato Mictlán.

5) Nel paesaggio del mondo dei morti ci sono almeno sette milioni di luci dipinte.

6) Come è consuetudine nei film Pixar, anche in “Coco” compaiono personaggi di altri film quali quelli di “Monster & Co.”, “Alla ricerca di Nemo” e “Toy Story”.

7) In origine, il nome del film doveva essere “Día de Muertos”, ma la Disney venne citata in giudizio perché il nome della tradizione messicana non può diventare un marchio e così decisero di chiamarla Coco.

8) Il paese dove vive Miguel è Santa Cecilia, che è la patrona della musica.

 

 

Tutte le immagini: ©Disney-Pixar