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L’irruzione de “La causa de mi muerte”, cantata da Ramón Cordero, con la cinepresa fissata su un volto, fa presagire quello che sarà il film, non solo per il tema ma anche per i ritmi, che sono taglienti e persino violenti. Inizia così un film in cui la ricerca della sopravvivenza si scontra con il bisogno materiale da un lato e l’amore dall’altro, dove la coesistenza di entrambi gli elementi che dovrebbero fornire l’accesso alla felicità si dimostra impossibile perché sembrano escludersi a vicenda.

Geraldine Chaplin interpreta una donna francese che, in vacanza nella Repubblica Dominicana, si innamora di una giovane donna che vende il suo corpo per sostenere la persona che ama e dalla quale sembra non corrisposta.

L’impronta festosa e rilassante che ci si aspetta da una vacanza in un clima tropicale paradisiaco si mostra impantanata nel fango dove il calore, la gioia e la festa sono visti in modo negativo, dove non c’è né amore né passione, dove il sole emette raggi grigi, e dove i tropici si esprimono solo attraverso tempeste che si riversano a ondate.

 Il contatto fisico non è presente se non quando assistiamo agli “abbracci” obbligatori della persona seduta nella parte posteriore della motocicletta. Nonostante la sua versatilità idiomatica, i dialoghi restano scarsi per far parlare i volti in primo piano, per mostrare la tristezza impregnata nei personaggi, determinati a non lasciare lo schermo. Quel dolore non dipende tanto dalla mancanza di denaro quanto dalla mancanza di affetto. Gli amori non sono nemmeno l’ombra di una passione, ma sono repressi, radi.

La tensione vissuta dai personaggi si riflette nel montaggio tagliente, brusco soprattutto musicalmente, che colpisce lo spettatore attraverso l’irruzione di ritmi inquietanti durante i momenti di tranquillità. Tuttavia, il rilassamento e persino la speranza giungono attraverso delle canzoni al ritmo di bachata, con testi in cui si soffre per amore ma che comunque aiutano a combattere la solitudine.

“Dólares de arena”, l’ultimo lungometraggio del duo composto dalla messicana Israel Cárdenas e dalla dominicana Laura Amelia Guzmán, ha ottenuto successo e consensi in diversi festival nazionali e internazionali.

Tratto dal romanzo del francese Jean-Noël Pancrazi, “Dólares de Arena” è ambientato nella Repubblica Dominicana e racconta la storia di Anne (Geraldine Chaplin), una donna francese molto matura che ha una relazione con Noelí (Yanet Mojica), una giovane dominicana che coccola con lussi e regali. Anne alloggia in una casa sulla spiaggia mentre trascorre lunghe ore con la sua amante che, invece, tiene segreta la sua relazione con il fidanzato e che vive grazie ai regali ottenuti dalla donna francese. Anne intende tornare in Francia e portare con sé Noelí, ma l’inaspettata gravidanza di quest’ultima complica le cose.

Cárdenas e Guzmán hanno già collaborato in “Cochochi” (2007), “Jean Gentil” (2010) e nel documentario “Carmita” (2013). La loro quarta collaborazione, “Dólares de Arena”, è la storia di un triangolo amoroso, questa volta tra una donna europea e due dominicani. Con sottigliezza, il film cerca di immergersi nell’universo femminile, con un tono sobrio e intimo, lasciando in parte spazio all’improvvisazione. Non è un film che raccoglie emozioni travolgenti, ma ci permette di sbirciare lo scontro di due visioni della vita: quella degli europei ricchi e quella dei caraibici che vivono in un ambiente pieno di bisogni economici. Inoltre il film tocca temi come il turismo sessuale, la solitudine e le nuove relazioni tra i sessi.

Nonostante in alcuni momenti i personaggi possano essere percepiti come freddi e distanti, vale la pena vedere questo film perché, tra le altre cose, il paesaggio, la cultura e la musica dominicana che finiscono per diventare coprotagonisti, tracciano uno spaccato realistico delle piccole province caraibiche, ben lontane dalla capitale o del mondo fatato dei resort a cinque stelle.