Siamo abituati a pensare a Roberto Arlt come al gigante irrequieto della letteratura argentina, l’uomo che ha dato voce all’angoscia urbana di Buenos Aires. Eppure, se potessimo tornare nel 1941 e bussare alla porta di un modesto garage a Lanús, non lo troveremmo alla macchina da scrivere, ma immerso tra fumi chimici e gambe di manichino.
Oltre l’autore di capolavori come I sette pazzi, esisteva un Arlt meno noto: l’inventore ossessivo convinto che la scienza, e non la letteratura, gli avrebbe dato la gloria (e i soldi).
Per Arlt, l’invenzione non era un hobby, ma un’estensione della sua poetica. Come sottolineato dal critico Ricardo Piglia, il mondo di Arlt è popolato da personaggi che cercano “la grande scoperta” per riscattarsi dalla mediocrità. Ma Arlt faceva sul serio.
Nel 1942, lo scrittore depositò ufficialmente un brevetto per un processo di galvanizzazione delle calze. L’idea, figlia di una necessità economica cronica e di un’intuizione visionaria, era quella di trattare le calze di seta con una sottile pellicola di gomma e lattice per renderle resistenti alle smagliature.
Le fonti storiche e biografiche (tra cui le testimonianze della figlia Mirta Arlt) confermano che negli ultimi anni di vita l’ossessione divenne impresa. Insieme all’amico e attore Pascual Nacaratti, fondò la società ARNA (Arlt-Nacaratti).
Il loro laboratorio era un tempio di alchimia moderna, il cui obiettivo era creare calze “eterne” che potessero resistere all’usura quotidiana. Ma il risultato mostrò che, purtroppo, la tecnica rendeva il tessuto eccessivamente rigido. Come scrisse ironicamente la critica, le calze di Arlt erano così resistenti che quasi “stavano in piedi da sole”, ma erano impossibili da indossare con eleganza.
Secondo le analisi della Biblioteca Nacional Mariano Moreno, questa vena da inventore spiega la precisione tecnica delle sue descrizioni letterarie. In Arlt, la parola è un ingranaggio. Il suo personaggio più celebre, Remo Erdosain, non è che il suo alter ego: un uomo tormentato che sogna di fabbricare una “rosa di rame” tramite galvanoplastica.
In una lettera alla figlia scritta nel gennaio 1942, pochi mesi prima della sua improvvisa morte per arresto cardiaco, Arlt mostrava ancora un ottimismo commovente: le inviò un campione di tessuto vulcanizzato, convinto che il successo fosse dietro l’angolo.
Curiosità per i lettori: leggendo I sette pazzi, è possibile notare che il complotto rivoluzionario della “Società Segreta” viene finanziato proprio attraverso attività commerciali bizzarre e invenzioni improbabili. Arlt non scriveva di fantascienza; scriveva della sua vita quotidiana tra bulloni e provette.













