Il culto di María Lionza

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Sommario

Una delle principali figure di culto dello spiritismo venezuelano, María Lionza, è la regina delle Tre potenze insieme a Guacaipuro e al Negro Felipe. Questra trinità guida numerose “corti”. Si stima che circa il 30% della popolazione venezuelana segua il culto di questa dea; la caratteristica principale di questa religione è costituita dai riti che prevedono l’invocazione dei morti, le cui anime vengono richiamate dall’al di là e a cui viene chiesto di entrare nel corpo di persone viventi, affinché le loro parole vengano interpretate da un sacerdote del culto.

La montagna di Sorte nello stato di Yaracuy, nel Venezuela centrale, è il principale santuario di María Lionza. Tutto l’anno, ma soprattutto ogni 12 ottobre, migliaia di seguaci rendono omaggio alla “montagna magica” in pellegrinaggio.

Le preghiere e la “pulizia” (spirituale) fanno parte dei riti. Ma il più impressionante ha a che fare con il lavoro dei medium, che ricevono gli spiriti. Le dimostrazioni di possesso includono cambiamenti nell’espressione e nella voce, camminare attraverso il fuoco o perforare la pelle con aghi.

Le “pulizie”, le guarigioni e le predizioni sono tra le “opere” che gli spiriti possono compiere attraverso i loro medium. A volte il compito prevede la consegna di offerte, sotto forma di liquori o sacrifici di animali.

Il culto di María Lionza è precedente all’arrivo degli spagnoli in territorio venezuelano nel XV secolo. Gli indigeni che abitavano quello che oggi è conosciuto come lo Stato di Yaracuy adoravano Yara, la dea della natura e dell’amore, infatti, secondo alcuni linguisti, la parola Yaracuy significa “luogo di Yara”. Secondo la descrizione che gli indigeni fecero di Yara, si trattava una donna triste con grandi occhi verdi, ciglia lunghe e fianchi larghi. Profumava di orchidee, il suo sorriso era dolce e malinconico, i capelli lisci e lunghi fino alla vita, con tre bellissimi fiori sbocciati posizionati dietro le orecchie.

Secondo la leggenda, Yara, che era una bellissima principessa indigena, fu rapita da un enorme serpente, proprietario delle lagune e dei fiumi, che se ne innamorò. Gli spiriti della montagna, sapendo ciò che aveva fatto il serpente, decisero di punirlo facendolo gonfiare fino a farlo scoppiare e morire.

Successivamente scelsero Yara come proprietaria delle lagune, dei fiumi e delle cascate, madre protettrice della natura e regina dell’amore. Il mito di Yara è sopravvissuto alla conquista spagnola, anche se ha subìto alcune modifiche. E così, in epoca coloniale, i conquistatori cattolici associarono Yara alla Vergine cristiana e le diedero il nome di Nostra Signora María de la Onza del Prado de Talavera de Nivar, ma nel tempo la si conoscerà con il nome di María de la Onza, cioè María Lionza.

La cultura venezuelana, come quella dell’America Latina, è formata dall’unione di neri, indigeni e bianchi spagnoli. María Lionza è il centro della trilogia della più alta gerarchia nelle corti spirituali venezuelane. Detta trilogia è composta dalla regina María Lionza, dal Cacique Guaicaipuro (capo indiano ucciso dagli spagnoli) e dal Negro Felipe (schiavo nero ribelle).

Il mito di María Lionza fa parte della ricchezza spirituale venezuelana e dell’eredità aborigena, e in quanto tale, fa parte di un’eredità viva che si rinnova ed esprime nel mistero della donna e del femminile.

Ma quando si è cominciato a studiare questo mito? Nel 1939 Gilberto Antolínez ha “scoperto” il mito di María Lionza mentre stava realizzando studi etnografici sugli aborigeni del Venezuela, e così ha inaugurato la prima ricerca intorno al simbolo della donna, del femminile, della madre e della natura, elementi fondamentali di questo mito.

Nel 1951, l’artista Alejandro Colina ha creato la scultura di María Lionza a Caracas: questa immagine ha subito occupato uno spazio significativo nell’immaginario collettivo degli abitanti della città di Caracas e di tutti i credenti nel mito.

Il legame tra il mito di María Lionza e la natura è evidente nello stato di Yaracuy, vicino alla città di Chivacoa, dove si trova il massiccio del Nirgua, dichiarato Monumento Nazionale di María Lionza nel 1960. Questo monumento ha origine dal fiume Yaracuy, che fornisce acqua all’intero stato e sfocia nel Mar dei Caraibi, si caratterizza per la sua foresta nuvolosa e tra la sua fauna spicca il Danta o Tapiro, elemento che fa parte del mito. In questo patrimonio naturale, i valori della diversità biologica si uniscono alle credenze e ai rituali dedicati alla Dea, il che rende questo spazio un paesaggio culturale dove l’ambiente e la cultura convivono attorno al mito: il mito di María Lionza simboleggia il modo in cui si tramanda il meticciato biologico e culturale del Venezuela. Esprime le radici indigene, europee e africane che compongono la mappa del Venezuela.

Il mito di María Lionza: come è diventata una dea?

Esistono numerose leggende sulla dea, e tra quelle più rilevanti ci sono:

  • Il capo indiano aveva una bellissima figlia dagli occhi verdi. Poiché gli occhi verdi erano un brutto segno, il padre decise di portarla al lago e darla all’anaconda che viveva in fondo al lago. Ma l’anaconda la gettò fuori dal lago e la giovane divenne una meravigliosa dea circondata da molti animali, acqua e piante.
  • Molto tempo fa la popolazione di Yaracuy ricevette un avvertimento o premonizione secondo cui sarebbe nata una ragazza con gli occhi verdi: i suoi occhi potevano essere un segno di tempi brutti a venire e, se vedeva il suo riflesso nel vicino lago, un serpente mostruoso poteva uscirne e portare morte e distruzione. Sotto questa profezia, e poco prima della conquista spagnola, nacque una ragazza dagli occhi verdi. Era destinata a essere sacrificata alla grande Anaconda, su consiglio ricevuto. Il padre la salvò mandandola in un luogo segreto dove è cresciuta. Ventidue guardie si presero cura di lei in quella nuova casa e si incaricarono energicamente di impedire alla ragazza di avvicinarsi al lago. Un giorno le guardie si addormentarono e lei fuggì da loro. Andò al campo e trovò sulla sua strada un bellissimo lago e, affascinata, vide il suo riflesso nell’acqua. Da quel momento prese la forma di un anaconda e crebbe così grande che il suo corpo esplose e le acque strariparono e portarono inondazioni al villaggio. La sua testa era nella laguna di Tacarigua e la sua coda nella montagna di Sorte.
  • Il Cacique, un indiano di Yaracuy, aveva una bambina con abbaglianti occhi verdi. Fu un buon segno per la famiglia e la comunità, di cui avevano tanto bisogno nei tempi difficili della conquista spagnola. Il nome della ragazza era Yara. Tupi, sua madre, la portò sulla montagna dove rimase al sicuro sotto la cura di un reggimento di guardie, anche se presto la situazione con i conquistatori spagnoli peggiorò. Il fascino di Yara le ha permise di diventare una intermediaria fra gli spagnoli e la comunità locale, ma i colloqui fallirono e lei si ritirò sulla montagna dove scomparve trasformandosi in una dea.
  • Maria era la figlia di una coppia spagnola. Quando aveva 15 anni, scomparve mentre nuotava in un lago. Non è morta ma è stata salvata da una onza (felino selvatico simile al puma). L’onza e Maria si fusero e da lì venne il nome di María de la Onza, che nella parlata popolare divenne María Lionza. Secondo una versione simile, il vero nome di María Lionza è María Concepción de Sorte ed è figlia di spagnoli, è cresciuta tra gli animali della foresta, ma un giorno una strana luce l’ha attirata ed è scomparsa. Giunta in paradiso si è unita ad alcuni indigeni, che la nominano regina e la sua iconografia la vede cavalcare un’onza.
  • Alcuni storici hanno cercato di scoprire se la storia di María Lionza sia reale. Per Garmendia, María Lionza era una signora spagnola che visse a Barquisimeto durante la metà del XVII secolo e il suo vero nome era María Alonso. Possedeva vasti appezzamenti di terra ed era famosa per la sua gentilezza e il modo dolce con cui trattava i lavoratori. Aveva un’affinità per le onze: ne possedeva oltre mille.
  • Secondo lo studioso Bruno Manara, María Lionza giunge in Venezuela su una nave che naufraga e arriva all’attuale Puerto Cabello (Edo. Carabobo), originaria di Tenerife (Isole Canarie) e di circa 25 anni, il suo nome originale è María Leoncia del Marquéz. Sono gli indios Arauco che la salvano sulla spiaggia e la chiamano “Lionza”, che significa “donna arrivata per via d’acqua” e portata nella residenza di montagna degli indigeni, luogo dove oggi è venerata (Sorte, Edo. Yaracuy). Secondo questa versione, morì all’età di 66 anni.