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Habemus Papam e “viene da Chiclayo”

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Da ieri il mondo cattolico ha un nuovo capo spirituale, Papa Leone XIV, nato a Chicago nel 1955, cittadino degli Stati Uniti ma anche del Perù (dove è stato missionario), parla correntemente cinque lingue, è laureato in matematica e filosofia ed è un profondo conoscitore del Diritto Canonico. Il tema centrale della sua prima benedizione Urbi et Orbi dopo l’elezione è stato un augurio senza riserve per la pace nel mondo.

Sul suo operato come sommo Pontefice potremo riflettere in futuro, ma nel frattempo mi è parso interessante chiedere ad alcuni amici argentini, adesso che Papa Francesco non c’è più, cosa abbia rappresentato per loro aver avuto un Papa proveniente proprio dal loro Paese, e tutte le loro risposte ―che qui vengono riprodotte in maniera integrale e fedele― hanno fatto luce su quello che è il rapporto con la spiritualità, le istituzioni ecclesiastiche e l’argentinità.

papa francesco con bandiera argentina

 

“Il Papa – qualsiasi Papa – è, prima di tutto, un capo di Stato e un leader religioso globale. E come tale va giudicato. Il gioco dei social, a metà tra lo sportivo e il personale, di schierarsi a favore o contro di lui in base alla sua nazionalità mi sembra una posizione infantile. Messi è argentino e anche Videla era argentino. Non ci sono garanzie.

Come leader religioso e politico ha mantenuto un discorso moderato. Ma c’è stato qualcosa di concreto dietro quel discorso? I dogmi sono ancora lì, anche se ad altri leader “più conservatori” di Bergoglio sembrano aver dato fastidio certe parole o certe foto. Molte organizzazioni di vittime di abusi sessuali su minori sostengono che, al di là delle lacrime e delle pubbliche richieste di perdono, la Chiesa Cattolica abbia continuato a coprire i propri membri accusati di questi gravi reati. Il numero di accuse e casi comprovati tra sacerdoti e altri è così enorme che è impossibile continuare a parlare di casi isolati.

E (questa è una mia opinione personale) un’istituzione che impone un tale livello di repressione sessuale, sia sui suoi membri (in modo totale) che sui suoi fedeli (in larga misura), non risolverà mai il problema degli stupri e degli abusi. O cambia radicalmente le sue regole oppure, e questa è la mia posizione, sarebbe meglio, per il benessere di bambine e bambini nel mondo, che smettesse di esistere. In ogni caso, in quanto ateo trovo argomenti contro tutte le religioni organizzate. Non è un problema solo di questa in particolare.

Il Papa precedente non ha fatto nulla (in nessuno di questi ambiti) che mi abbia portato a sostenerlo. Non mi aspetto nulla nemmeno da quello che eletto ieri, indipendentemente dalla sua nazionalità”.

(Manuel Estellés)

 

“Credo che, per una questione generazionale, la Chiesa cattolica mi abbia sempre suscitato un senso di rifiuto. Ma sono cristiano: di recente, attraverso le Scritture (la Bibbia, ma anche il Corano e gli scritti di Mario Bellatin), sono tornato ad “abbracciare la fede”. Anche se non è qualcosa di cui mi piace parlare, posso dire che non ho mai seguito il Papa – né questo né nessun altro – nel senso di stare attento alle sue attività e ai suoi interventi.

Ma dopo la sua morte ho visto su Twitter alcuni dei suoi “gesti”, frammenti di interviste, e la verità è che è stata una sorpresa scoprire che tipo di persona è stata una volta ricevuta l’investitura. Mi commuove che abbia usato la sua ultima apparizione pubblica per chiedere la fine del massacro a Gaza (con altre parole, certo), o che sia rimasto in contatto con la comunità cattolica in Palestina. O che abbia accolto ogni giovedì persone transgender a basso reddito… cose emerse ora, almeno per me, che nobilitano il suo pontificato.

Non so se c’entri qualcosa il fatto che fosse argentino (e probabilmente peronista), né provo un particolare orgoglio per questo: credo semplicemente che abbia capito che, da quella posizione, aveva una responsabilità enorme in un mondo allo sbando, dove regna la morte.

C’è un video molto bello in cui un bambino chiede se suo padre ateo, morto, sia in cielo… e la risposta è commovente, perché alla fine ciò che conta è quello che c’è nel cuore delle persone, e come esprimono quella bontà nei loro atti, al di là della fede che professano o meno. Queste cose non si dimenticano. E segnano un precedente”.

(Fran Cisera)

 

“Fin dal primo giorno è stato un grande orgoglio che il Papa fosse argentino. L’Argentina è un paese con appena 200 anni di storia, e c’è sempre motivo di orgoglio quando uno dei nostri si distingue come il migliore. Ha molto a che fare con l’essere argentini: cercare di raggiungere la nostra versione migliore nonostante le difficoltà. Questo rappresenta Francesco.

Nel mio caso, ha significato riconciliarmi con la mia religione. Ho ricevuto un’educazione cattolica in famiglia. Mia zia Simona andava a messa tutti i giorni e mi portava con sé quando ero molto piccolo. Poi, nell’adolescenza, ho avuto un conflitto con la Chiesa come istituzione e con la mia religione. Il Gauchito Gil, santo pagano e popolare, mi ha restituito il senso della fede. Francesco mi ha restituito una religione, ma ho anche imparato, attraverso le sue parole e le sue azioni, la convinzione di fare qualcosa – nel mio caso, scrivere – partendo da qualcosa di sacro. Consiglio di guardare le interviste a Francesco.

(Facendo riferimento al nuovo Papa eletto ieri, ndr): Ovviamente in Argentina esiste anche un sentimento negativo verso gli Stati Uniti. Nel corso della nostra storia, sono sempre intervenuti nelle nostre politiche in modo invasivo. Tutte le potenze imperiali si comportano così. Si dice che questo Papa fosse stato scelto da Francesco proprio per rafforzare l’integrazione del continente americano. Ed è quello di cui abbiamo bisogno per il futuro: l’America agli americani. Fuori i francesi dall’Amazzonia, fuori gli inglesi dalle Malvinas”.

(Francisco Magallanes)

 

“Cosa significa per un cattolico argentino avere un Papa argentino?
Fin da giovane, come figlio del Signore, ho intrapreso un cammino spirituale. Ci fu un periodo in cui mi allontanai, perché ciò che trovavo non risuonava con il mio desiderio più profondo. Tuttavia, le parole di Ratzinger, che si presentò umilmente come un servitore nella vigna del Signore, riaccesero il mio fervore cattolico. La sua rinuncia mi colse di sorpresa, ma ancor più grande fu lo stupore e la gioia di vedere eletto un Santo Padre argentino, un Papa latinoamericano.

Un Papa che condivideva la passione argentina per il calcio, che si concedeva persino di scherzare dicendo: “E che vinca il San Lorenzo!”. Fedeli alla nostra storia, abbiamo sentito che il miglior Papa della storia fosse uno dei nostri.

Dopo la sua scomparsa, ho letto un tweet dell’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner che citava Megafón o la guerra, un libro di Leopoldo Marechal, autore molto ammirato da Francesco. Una frase in particolare mi ha rivelato come Francesco abbia portato l’essenza dell’argentinità nel mondo: Quando gli chiesi il motivo di quell’altro viaggio, mi rispose che ora doveva universalizzare ciò che già conosceva della sua terra e del suo popolo.
Questa riflessione mi ha fatto comprendere come il suo pontificato abbia rappresentato una proiezione del modello argentino verso il mondo”.

(René Costa)

 

“È questione di fede.

Jorge Bergoglio prendeva autobus e metropolitana per andare a lavorare e diffondere la sua parola e la sua opera. La sua Chiesa è stata la Chiesa dei poveri. Parlava come una persona comune a persone comuni – a coloro che avevano bisogno di una parola che fosse anche azione – a noi, gli invisibili, i marginali, a tutti quelli che, in un certo momento, hanno bisogno di qualcuno con parole coraggiose, affinché non ci sentiamo soli né abbandonati.

Pur essendo atea, mi trasmetteva un’immagine coerente con la sua azione benefica. Perché, se non c’è coerenza tra parola e azione, non serve a nulla. Papa Francesco è quella persona che ha voluto morire come è nato, al di là degli obblighi religiosi e degli ornamenti che hanno voluto imporgli.

Papa Francesco è di Santa Marta, della sua casetta a Flores. E dall’Italia sono andati a cercarlo fino all’angolo più remoto del mondo. Perché la lontananza non è geografica, ma una questione di fede. E lui è andato.

Cos’altro muove il mondo, forse, se non la fede? E questo, non ha spiegazione”.

(Gabriela Alarcón)

 

1000017234 scaled“A me, pur essendo atea, sembra strano dare tanto valore – e un valore così sentito – all’arrivo di un nuovo Santo Padre, che è un essere umano come tutti gli altri. Ma è stato dopo aver vissuto la perdita, o meglio la sensazione di perdita, di un “altro” padre… a quasi un anno esatto dalla morte del mio papà. L’unico uomo che, pur tra orribili discussioni e nonostante tutto, era pregnante – diceva mio fratello, il figlio maschio – era il mio amato papà.

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Nel mio caso, il sentimento di amore filiale verso un padre è segnato dalla perdita del mio babbo… così italiano lui e la sua famiglia, la mia famiglia: Pierro, Spago, Buttini, Travaglini, ecc. ecc. ecc. Tutti quei cocoliche, quel miscuglio di dialetti e parole, cachuzzo, estar mal, pascusso, hijo varón, che cosa mi dice, non está claro, que ti diccio, litigi e incomprensioni…

Papa Francesco era peronista, di destra come direbbero in Spagna, ma si dice che abbia sorriso di più e meglio da quando è diventato Francesco… si è spostato a sinistra in Vaticano, è possibile?

Ha detto “fate chiasso”, quando fin da bambini ci insegnano a obbedire. Nella mia scuola bilingue italiana ci dicevano: “la bocca chiusa, le braccia incrociate” per mangiare e, già che c’eravamo, per sopravvivere.

Francesco ha incluso i poveri in quest’umanità sempre più vicina al robotico, all’automatismo, alla mancanza di umanità. Perché sono i poveri, ancora oggi, a tessere legami e forme di aiuto nei quartieri, a modo loro, con il mate e con i pugni, tra punzecchiature e bestemmie, quando serve – per legittima difesa, per la legittima vita.

Essere poveri è carenza, e il Papa – che per un accento diventa papà, come ignorarlo? – ha dato loro tutto lo spazio del mondo, li ha benedetti, li ha convocati, li ha resi persone, soggetti della storia, come fece il Peronismo in un tempo di destre feroci.

Per questo motivo, davvero, tra questo Papa e un papà… c’è solo un accento di differenza”.

(Eva Pierro Spago)

 

“Non sono un membro della Chiesa, parlo da esterno, e quella di Papa Francesco non è una figura che ho seguito particolarmente, ma credo che esistano non tanti Papa Francesco, bensì tanti Bergoglio, ossia l’individuo che è stato prima di diventare Papa Francesco, e che era un personaggio piuttosto oscuro, una sorta di gesuita machiavellico. A volte è meglio non parlare di ciò che non si conosce profondamente, ma ti dico comunque la mia opinione. Già dal nome che ha scelto, Francesco, il povero di Assisi, c’è un chiaro intento di vincolare il suo papato al diritto all’uguaglianza. Credo sia proprio il messaggio del Vangelo, nel caso Gesù sia esistito, quello di abbandonare tutto in favore dei poveri, una posizione etica estremamente radicale e praticamente impossibile da realizzare se non da Gesù o dai santi, un’idea così radicale da far pensare che fosse comunista, anarchico, in totale opposizione con la condotta tenuta dalla Chiesa. La Chiesa è la comunità di tutti i fedeli e non solo la struttura burocratica ecclesiastica. In questo ambito il messaggio di Francesco è stato interessante. Io non condivido nulla della Chiesa, sono cristiano perché la mia famiglia lo era, io sono ateo, ma la figura di Francesco mi sembra interessante perché riporta al messaggio del Vangelo di andare contro i potenti del mondo, e il Vaticano è stato un potente in più nel mondo. Francesco in qualche modo, non so se per calcolo politico, per opportunismo, per convinzione, ha parlato di cose, come ad esempio il genocidio di Gaza, che danno valore al suo papato”.

(Antonio González)

 

“Il Papa Francesco, Papa argentino, sarà ricordato come il Papa che ha riformato la Chiesa Cattolica. È stato davvero un esempio di umanità.
Oggi non ho potuto fare a meno di ricordare quando, 13 anni fa, Francesco si è affacciato per la prima volta dalla finestra papale: è uscito con umiltà, tutto vestito di bianco, senza alcuna pompa, con un anello di alpacca che non ha mai permesso che gli venisse baciato. Con voce calda e dolce ci ha invitato all’unione del popolo cattolico, ad aprire le porte della Chiesa.
Il Papa, da argentino, ha mostrato la sua ribellione e non ha seguito i protocolli papali, perché non ci credeva. E ci ha invitato a fare “confusione” per proclamare i valori del cattolicesimo e l’unione, al di là delle differenze.
Per me, come argentina, è un orgoglio che Papa Francesco sia stato il primo Papa argentino”.

(Claudia Levis)

 

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(Franco Figueroa)

 

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Contestato da tanti, amato dai più.

Accusato di aver nascosto molta polvere sotto il tappeto, di non aver punito episodi di pedofilia, di non aver preso posizione contro alcuni presidenti/capi di stato/dittatori latinoamericani, Papa Francesco ha sfidato e rinnovato la Chiesa, o almeno ci ha provato e in parte ci è riuscito.

Vivo a 250 km dal Vaticano, in 12 anni non sono riuscita ad andare a vederlo, ne ho il rimpianto. E porto nel cuore la sua immagine di uomo solo, che sale la scalinata di San Pietro in epoca covid ricordando all’umanità che nessuno può salvarsi da solo.

B.

 

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