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Mexican Hooker e altre cose che ho fatto dopo la rivoluzione, Carmen Aguirre

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Molti anni fa lavoravo come barista. Non ero un gran barista e mi pagavano una miseria. Lavoravo dentro uno di quei bar dove durante la settimana non entra quasi nessuno e si crea quel clima di clandestinità, specialmente in inverno, fertile alla confessione. C’era un cliente che veniva ogni sera, tranne nei giorni di festa. Si chiamava Salvatore. Salvatore era un ex tossicodipendente, che poi era diventato alcool dipendente. Aveva tentato il suicidio tre volte: overdose, la corda e poi buttandosi di sotto. Non era né triste, né arrabbiato e ti raccontava la sua miseria con il sorriso. Quando lo conobbi, fumava e beveva tantissimo, nonostante avesse problemi al cuore e al fegato.

Per questo gli chiesi perché stesse cercando così disperatamente di morire, e lui mi rispose che era appartenuto a una generazione che credeva ciecamente in due cose: la vita forsennata e la morte prematura. Tradito, non sapeva cosa fare del tempo che rimaneva.

Mentre leggevo Mexican Hooker e altre cose che ho fatto dopo la rivoluzione di Carmen Aguirre tradotto da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, edito dalla Nuova Editrice Berti, mi è tornata in mente la storia di Salvatore, perché questo è un manuale di sopravvivenza che vale per ogni reduce, perché la vita di ognuno è una battaglia.

Questa non è la storia di un soldato, questa è la storia di un fiore rimasto bocciolo che contorcendosi per il freddo ci assomiglia, la storia di un bruco che tratteneva le forze per non cambiare forma e poi si arrende alla vita, a quel grido sotto la superficie dell’acqua che incendia i polmoni anche se nessuno lo sente. Questa è la storia di Carmen Aguirre, che ha dovuto scrivere un libro per rendere visibili quelle ferite che nessuno vedeva.

E allora ti chiedi cosa fanno le persone quando la rivoluzione finisce? Quando dovranno ammettere che non è servito e tutto quello in cui credevano e che sentivano vivo, sarà rilegato nella teca dei libri di storia? Tutti i compagni fingeranno di non esserci mai stati, tutti i reduci di ogni battaglia, di politica o di droga, o solo di vita condivisa che si vorrà dimenticare e gli occhi s’incroceranno solo un secondo, tra la folla, ogni volto uguale a un altro, come scure foglie cadute. La fine del sogno, a quel punto, sarà come la fine di ogni gioventù, come una canzone dei Pogues, che ti fa piangere mentre guardi il vuoto che ti rimane.

Carmen AguirreCilena, cresciuta in una famiglia che credeva nel socialismo reale di Salvador Allende, si sveglia nell’incubo di Pinochet.

Giovanissima, si arruola nel MIR. Si separa dalla sua famiglia, vive l’esilio del combattente indomito in Canada e poi in Argentina. Intanto in Cile la situazione migliora, rivede i suoi genitori però non torna in patria, non le sembra possibile, e si ferma in Argentina. Inizialmente vive con un giocatore di Basket, giovane, ricca e splendente stella della squadra locale, provando l’ebbrezza di una certa normalità, di una spensieratezza che non si era mai potuta concedere, vivendo le trasferte, ballando alle feste, innamorata. Eppure la persona che era, la guerrigliera, torna a bussare e Carmen va in pezzi. Tutta la tensione accumulata negli anni, la paura di essere arrestata dalla polizia segreta, torturata e uccisa, il suo essere una sopravvissuta, la distrugge. Incapace di reinventarsi scappa ancora e comincia a fare l’attrice, in Canada, perché anche quella le sembra una forma di protesta, un modo di farsi manifesto.

Talentuosa, viene accettata in una compagnia d’avanguardia il cui apprendistato assomiglia a un addestramento. Carmen stringe i pugni, si accascia e si rialza, riprende fiato e poi prende coscienza che esiste, anche nello spettacolo, il razzismo e il classismo e, in parte, il suo incanto si rompe. Le chiedono se davvero ha voglia di soffrire tanto per una carriera dove, al massimo, le offriranno ruoli da puttana messicana, una Mexican Hooker, espressione da cui prende il titolo questo bellissimo e doloroso memoir. La risposta sarà una nuova battaglia, tutto è battaglia e tutto si può cambiare.

Questo è un romanzo di rinascita, una rinascita dolorosa e rigorosa. Il racconto di come ci si possa ricostruire, ma anche di tutto il coraggio che ci vuole.

Pierangelo Consoli

 

 

 

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