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“Ho letto molti libri, quasi tutti pessimi”. Intervista ad Ariel Luppino

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Definito da Mario Bellatin come un genio segreto della tradizione letteraria latinoamericana, Ariel Luppino (Monte Grande, Buenos Aires, 1985) è autore di Le brigate (2020), Le macchine orientali (2021) e Paraguaiano! (dicembre 2023), tutti tradotti (o piuttosto “riscritti”, come sostiene l’autore) da Francesco Verde per Gli Eccentrici di Edizioni Arcoiris.

Cosa è cambiato nel panorama letterario latinoamericano e in che modo sei cambiato tu in quanto scrittore dal 2020, quando ti ho fatto la mia precedente intervista?

Penso che coloro che parlavano della letteratura del sé e cose simili, siano invecchiati, così come coloro che sostenevano che il miglior scrittore fosse Piglia, o Saer, o Aira, o tutti e tre insieme, non ricordo neanche più. Anche i temi di attualità che hanno trasformato in best-seller un libro tra i peggiori degli ultimi vent’anni sono passati di moda. Ma tutte le epoche sono cattive e non bisogna scandalizzarsi per questo.

Hai voglia di raccontarci come sono nati i tuoi libri?

Dalla mancanza di senso della vita e dalla noia che mi davano gli altri. Ma mi annoiavo anche di me stesso, e per questo immaginavo cose (frasi, in realtà), e scrivevo… Non ho molto altro da raccontare: è tutto nelle mie opere narrative e al di fuori di esse non resta quasi nulla.

La tortura è un elemento onnipresente nella tua letteratura, ma in Paraguaiano! per la prima volta troviamo anche una fortissima presenza della caricatura. Come si combinano questi due elementi all’interno di quest’opera?

Non credo che la tortura appaia nella mia letteratura. Ciò che appare è qualcos’altro: forse una caricatura di ciò che intendiamo per tortura, ma non la tortura stessa. Tuttavia, forse in Paraguaiano! è diventata più evidente, anche per me.

C’è un filo che lega le tue tre opere pubblicate in Italia o sono tutte slegate fra loro e quindi indipendenti?

Penso di sì. Ma deve essere un filo invisibile che nemmeno io posso vedere. Ed è molto probabile che quel filo invisibile sia l’unica cosa che conta.

Quali sono, secondo te, tre libri fondamentali che i lettori europei dovrebbero leggere per comprendere la letteratura argentina e quella latinoamericana in generale?

ariel sombra

Los sorias, Poemas chinos, El gusano máximo de la vida misma e El jardín de las máquinas parlantes di Laiseca, El libro uruguayo de los muertos e La Matanza di Mario Bellatin (+ il tomo I e il II di Obra Reunida), Germania, Germania! e Gran ensayo sobre Baudelaire di Felipe Polleri (ma anche gli altri libri che ha scritto e pubblicato, e quello che sta scrivendo ora che fa parte di quel tutto), Caza de conejos di Mario Levrero, Una excursión a los indios ranqueles di Mansilla, A la santidad del jugador de juegos de azar di Héctor Libertella, La pampa di Ebelot, La volpe di sopra e la volpe di sotto di Arguedas, Allá lejos y hace tiempo di Hudson, La guerra al malón del Comandante Prado, ¿Le viste la cara a Dios? di Cabezón Cámara, Tadeys di Osvaldo Lamborghini, Literatura argentina y política di David Viñas, Vita dell’impiccato di Pablo Palacio, Montamaiali di Cronwell Jara, Diario de muerte di Enrique Lihn, Caperuxita di Agustina Pérez, Diccionario de autores latinoamericanos di César Aira, Museo de la novela de la eterna di Macedonio Fernández, Cuentos completos di Hebe Uhart, Facundo di Sarmiento, Los hijos de Urano di Pablo Farrés, La Refalosa di Ascasubi, Reina Amelia di Marosa di Giorgio, El Fausto di Estanislao del Campo, Sólo los elefantes encuentran mandrágora di Armonia Somers, Martín Fierro di Hernández, Black Out di María Moreno, Manigua, Falsa familia e Rebelión en la ópera di Carlos Ríos, Evita Vive di Perlongher, Runa e Los pichiciegos di Fogwill, Minga! di Di Paola, Plop di Pinedo, Invitación a la masacre e Señal de fuego di Marcelo Fox, Los dos indios alegres e El templo etrusco di Wilcock, Diario argentino di Gombrowicz, La ciudad de la ratas di Copi, La Gansada di Fontanarrosa, Osvaldo Lamborghini, una biografía di Ricardo Strafacce, Carroña última forma di Leónidas Lamborghini, Informe sobre ciegos di Ernesto Sábato, la poesia di Nicanor Parra, i racconti di Felisberto Hernández e quelli di Silvina Ocampo, Onetti, Borges, Lautréamont… Forse ne dimentico qualcuno.

Qual è la domanda che non ti ho fatto e a cui avresti voluto rispondere?

La domanda che una volta mi fece Renée Cuellar: “Ariel, tu sai come è fatta la plastica?”.

 

Prologo:

Barbara: Ti avevo chiesto quali fossero i tre libri fondamentali che i lettori europei dovrebbero leggere e mi hai risposto elencandone almeno cinquanta.

Ariel: Ne ho detti più di tre perché potrebbe essere utile, e che ogni lettore ne scelga tre fra questi.

B.: Sì, ma dovevi sceglierli tu.

A.: Sceglierne tre è ingiusto! Ho letto tanti libri e la maggior parte non valeva la pena di essere letta, sono quasi tutti pessimi, questi invece meritano di essere salvati. Se vuoi posso sceglierne altri tre, che siano i miei, ma lasciamo questa lista per gli altri.

B.: Ok va bene, scegli i tuoi tre. Anzi, ti concedo di sceglierne sette.

A.: Ma la lista la lasci? Sarebbe bene che li leggessero per iniziare. Ma con tre titoli non possono neanche iniziare a leggere. Tre sono troppo pochi. Se un lettore italiano non li legge tutti, non può neanche iniziare a capire di cosa parlo. Allora ne scelgo altri, ma lasciamo questa lista. Scelgo quelli più importanti secondo me.

B.: Va bene, scegli i tuoi titoli e lasciamo anche la lista.

A.: Sceglierei I sette pazzi e I lanciafiamme di Roberto Arlt, Los limericks di Renée Cuellar, Huevo o cigota di López Brusa, Le poltrone appassite di Felipe Polleri, Poeta cieco di Bellatin e Las aventura del Profesor Eusebio Filigranati di Alberto Laiseca. Questi sono i sette titoli che sceglierei oggi. Forse domani ne sceglierei altri.

 

Barbara Stizzoli

ph di Franco Figueroa

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