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Clara e confusa, Cynthia Rimsky

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«Non è un caso che questa storia giunga alle vostre vite. Significa che siete pronti a capire che un fiocco di neve non cade mai nel posto sbagliato».

Cynthia RimskyCynthia Rimsky è una scrittrice che mi diverte sempre. Non perché faccia ridere, anche se a volte, come in quest’ultimo libro, sì. Mi diverte perché è sfrontata, acuta, perché non le piace stare dentro uno schema. Non è una scrittrice politica, non è drammatica, non è comica, non è romantica, non è attenta al sociale, non è statica, non è una scrittrice di libri di viaggio. È, contemporaneamente, tutte queste cose e altre ancora. Tutti pensano una cosa? Allora facciamone un’altra. Tutti si aspettano un certo tipo di romanzo? Beh, Rimsky fa tutto il contrario. Ed è proprio quello che accade in Clara e confusa (Edicola, 2025, traduzione di Silvia Falomi), l’autrice qui tira fuori più che in altri romanzi la sua anima rivoluzionaria. E che cos’è una rivoluzione in scrittura? È forse il particolare talento che permette a chi scrive di non accontentarsi della strada più comoda, di non rimanere sui binari rassicuranti sui quali ha già viaggiato, di cambiare quando meno che mai i lettori e i critici se lo aspettano. Rimsky cambia non perché voglia cambiare ma perché è capace di farlo e chi legge gliene sarà grato.

«Una delle cose che ho imparato standole accanto è che il lavoro di un’artista non è la sua opera. Il modo in cui vive produce l’opera».

La trama, o quella cosa che andiamo definendo trama, in breve.

Salvador è un idraulico sensibile, attento, delicato, capace di sguardo, di stupore. Clara un’artista ignorata dalla critica e dal pubblico, anch’essa sensibile, anche lei come Salvador in cerca di qualcosa. Si incontrano in una sera di tempesta nel centro culturale dove lei, durante un deserto finissage, compie un’azione inattesa, ma in fondo inevitabile. È il pulsante d’accensione della loro complessa storia d’amore e di una serie di vicende – divertenti, strane, ritmate come in una canzone – che culmineranno in un’affollatissima sagra di provincia, momento folle, felliniano ma anche totalmente sudamericano, lì in un luogo dove tutto lo strano e l’ordinario si fondono come sempre succede quando le cose accadono, anche quelle che non ci aspettiamo. Fatti che, una volta accaduti, da inspiegabili ci appaiono sensati, da insensati ci sembrano logici. All’insegna dell’amore, all’insegna della scoperta.

«Sono un tipo sentimentale. Le mie lacrime rimasero lì con lei».

Si tratta di un romanzo spensierato e profondo, scivoloso e tattile, commovente e ironico, denso e intenso, incroceremo amore, arte e corruzione. A un certo punto entrerà in scena una Porche, e di seguito una bara in affitto, e dopo un mentore in fin di vita, e più avanti ancora una banda di idraulici che non sapevamo di voler conoscere. Infine, uno stetoscopio cromato, che Salvador usa per cercare le perdite d’acqua nelle case dei clienti, che usa per sentire, per porsi in ascolto, lungo una parete, ai bordi di un lavandino, sospeso sopra una vasca.
Rimsky maneggia una sorta di tensione e traccia una mappa tra chiarezza e confusione, sull’equilibrio che le regge e che contiene dentro di sé il senso di ogni vita, di ogni cosa. Il romanzo è diviso in tre parti: cinque anni, cinque giorni e cinque ore. E le ore sono più intense degli anni, e i giorni sono più dilatati degli anni, e gli anni sembrano fulminei come pochi secondi. Tutto è rapido, tutto è lentissimo, come Salvador, come Clara, come il loro linguaggio, come il tempo con cui si regolano nel mondo. Leggiamo un romanzo che ha il dono del ritmo, Rimsky accelera, Rimsky rallenta, e ha ragione in entrambi i casi. Ci offre uno sguardo diverso sul mondo, sulla società e sulla precarietà dei rapporti personali, su quelle minuzie che li regolano e li sconvolgono, Ci offre lo strumento con cui Salvador individua le perdite d’acqua e ci suggerisce di tentare, di metterci in ascolto, e provare a scoprire qual è il punto in cui si perde qualche goccia d’amore, qual è la parete dove i dubbi si risolvono, qual è il rubinetto dal quale scivola fuori il senso dei giorni. Un libro sui rapporti umani, sulle loro derive, sulle distanze, sui silenzi, sugli istanti lunghissimi d’assenza, su cosa significhi la rinuncia, su cosa si intende per sensibilità. Un libro sognatore e contemporaneamente terreno, molto bello, straordinariamente confuso e perciò limpido, puro, chiaro. Un romanzo con cui Cynthia Rimsky ha vinto meritatamente il premio Herralde de Novela nel 2021, un piccolo romanzo con una copertina bellissima che dovreste provare a leggere.

Gianni Montieri

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